Google smaschera il clickjacking

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Il clickjacking è la sottrazione del tuo click, quello che hai appena fatto su un link pensando di andare a finire su una pagina che ti interessava (come quel link prometteva) e che invece ti è stato sottratto e pilotato a tua insaputa su una pagina nascosta, invisibile e quasi sicuramente pubblicitaria.

 

Fastidioso essere indirizzato controvoglia, essere spinto a guardare forzatamente, anche solo per un minuto, qualcosa che non volevi, no? Ci si sente vagamente ingannati.

 

Google ha pensato di bloccare questa frode, non solo per gli utenti che navigano nel web, ma anche per tutelare in qualche modo gli inserzionisti pay per click.

Dall’inizio di Gennaio 2016 il team di Google ha eliminato dal web circa 780 milioni di inserzioni pubblicitarie ingannevoli e sta lavorando ad un filtro che riesca ad escluderle automaticamente eliminando così tutti i publisher che violeranno le norme dettate da Google. Individuando il clickjacking il filtro analizza tutto il traffico attribuito a quel posizionamento e verrà rimosso dai successivi report di pagamento garantendo così agli inserzionisti che quei click non saranno loro addebitati.

 

Le inserzioni pubblicitarie su Google quindi da adesso in poi saranno probabilmente le più sicure, le più controllate e le meno ingannevoli tra tutte quelle che ci propinano ogni giorno e non solo su internet.

 

Ci siamo sempre chiesti che senso ha tutto ciò? Infatti nell’ottica del webmarketing non ha alcun senso portare degli utenti a visitare un sito che non vogliono visitare perché quello che interessa davvero al nostro cliente non è in quanti arrivano sul sito, ma quanti convertono una visita in qualcosa di concreto: una vendita, un contatto, un appuntamento insomma sapere quando l’utente diventa un potenziale cliente.

 

Nel caso del clickjacking ovviamente non ci sarà nessuna conversione (o ad un tasso enormemente basso) ma allora perché esiste questo fenomeno? Perché quello che si vuole vendere ed ottenere è proprio il numero di visitatori.

 

Spesso infatti dietro a queste tecniche informatiche che sfiorano la frode ci sono aziende che vendono pubblicità e che con questi sistemi possono vantare numeri di visitatori fantasmagorici.

A poco importa, infatti, che gli utenti cosi “ingannati” vengano portati su siti che a loro non interessano minimamente, la cosa più importante è poter offrire numeri da capogiro al prossimo malcapitato a cui queste aziende vogliono vendere la pubblicità sul loro network.

 

Ma questo tipo di tecniche hanno le gambe corte e aggiungiamo…. per fortuna!

 

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